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News>Shopper: al bando anche le buste leggere non compostabili!

La legge di conversione del decreto legge Mezzogiorno, approvata alla Camera l’1 agosto scorso, da l’addio definitivo alle “vecchie” buste di plastica leggere: a partire dall’inizio del 2018, le buste leggere e ultraleggere – ossia con spessore della singola parete inferiore a 15 micron - utilizzate per il trasporto di merci e prodotti, a fini di igiene o come imballaggio primario in gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria, dovranno essere biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40% (che dovrà diventare il 50% a partire dall’1.1.2020 e il 60% dall’1.1.2021) determinato in base allo standard UNI CEN/TS, dovranno essere in possesso dell’idoneità per uso alimentare e non potranno essere distribuite gratuitamente.

Le caratteristiche di biodegradabilità, compostabilità e contenuto di materia prima rinnovabile dovranno essere certificati da organismi accreditati.

Durissime le sanzioni per i trasgressori: l’importo della multa oscilla da 2.500 € a 25.000 €, fino a raggiungere addirittura 100.000 € se la violazione ha ad oggetto ingenti quantitativi di borse di plastica oppure se  il valore delle buste illegali supera il 10% del fatturato del trasgressore.

Dura la vita anche per chi tenta la strada dell’elusione: non sarà più possibile utilizzare le vecchie buste di plastica contraddistinte dalla dicitura “per uso interno” oppure “non per asporto merci”.

“Con questa legge giunge a sua naturale conclusione un percorso virtuoso nel settore della bioeconomia e dell’economia circolare che fa dell’Italia un modello per tutta l’Europa”, dichiara Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. “E’ stato un cammino lungo, a tratti tortuoso, affrontato con la lungimiranza della buona politica e la tenacia della collaborazione instaurata tra policy maker, filiera della chimica verde e stakeholder della società civile. Questa è l’Italia di cui dobbiamo essere fieri: l’Italia che innova all’insegna di nuovi paradigmi produttivi in grado di coniugare ambiente e sviluppo, protezione del capitale naturale e creazione di posti di lavoro”.

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