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Le cassette in bioplastica realizzate con scarti di frutta e verdura


Ogni anno ciascun italiano produce più di 580 kg di rifiuti e circa il 40% di questi è costituito da imballaggi (dati WWF). Basta andare al supermercato e ci accorgeremo che tutto quello che acquistiamo (frutta, conserve, bibite etc.) per arrivare prima sugli scaffali del negozio e poi nelle nostre case viene impacchettato o confezionato. Gli imballaggi una volta svolta la loro funzione diventano rifiuti da smaltire.

Partiamo con il ribadire che la problematica dei rifiuti si risolve innanzitutto a monte, riducendo la mole degli scarti che ciascuno di noi produce. Cosa possiamo fare? Come consumatori scegliere di acquistare beni con meno imballaggi preferendo, ove possibile, prodotti sfusi o alla spina. Ma anche la tecnologia viene in soccorso dell’ambiente, parliamo di un importantissimo progetto di economia circolare che crea bioplastica dagli scarti di frutta e verdura. Lo stesso, ad onor del vero, è stato presentato da qualche mese, ma merita di essere riportato sotto i riflettori perché cerca di trovare una soluzione a due problemi gravissimi: quello dello spreco alimentare e degli imballaggi.

Dagli scarti di frutta e verdura alla bioplastica

Siete mai andati al mercato poco prima dell’ora di chiusura? Vedreste una parte di frutta e verdura rimasta invenduta (e non più freschissima) prima gettata sul pavimento e poi raccolta e confidiamo indirizzata verso gli impianti di compostaggio. Anche se non sempre la filiera è così virtuosa (in Italia servirebbero più impianti di compostaggio!). Da qui l’idea di convertire l’invenduto dei mercati ortofrutticoli in bioplastica 100%, per realizzare un packaging ecosostenibile e biodegradabile.

Il progetto è stato realizzato dal gruppo di ricerca Smart Materials dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) in collaborazione con Società Gestione Mercato di Genova (SGM) e Ascom Confcommercio. Il primo prototipo, creato interamente a partire dagli scarti dei carciofi invenduti al mercato ortofrutticolo di Genova, è stato un imballaggio che va a sostituire i tradizionali alveoli all’interno delle cassette di frutta e verdura e che servono a preservare l’integrità dell’alimento.

Attraverso una serie di passaggi, l’ortaggio di scarto viene, dapprima, trasformato in bioplastica con un processo acquoso e successivamente vengono preparati dei composti, 100% da fonti sostenibili, termoplastici e termosfoderabili che serviranno alla realizzazione del prodotto finale. Grazie a queste tecnologie si riesce da un lato a prevenire lo smaltimento dei rifiuti vegetali, recuperando materia prima dal rifiuto organico e dall’altro a ridurre l’utilizzo di plastica non biodegradabile e prodotta da fonti fossili. Si tratta di un importantissimo esempio di economia circolare non solo perché lo scarto verde, viene trasformato in un nuovo prodotto ma anche perché quest’ultimo sarà, poi, utilizzato sul posto di origine della materia prima, in questo caso dagli stessi operatori grossisti del mercato ortofrutticolo di Genova associati a Fedagromercati Ascom Confcommercio, e a fine vita potrà essere biodegradato in modo facile.

Quindi impariamo ad evitare gli imballaggi e quando proprio non ne possiamo fare a meno largo all’economia circolare e alla creatività!

Post a cura di Valeria Morelli 2.0

Fonti e approfondimenti:

http://www.oneplanetfood.info/alimentazione-sostenibile/10-consigli/

http://www.askanews.it/economia/2018/03/21/dalla-frutta-scartata-alla-bioplastica-%C3%A8-economia-circolare-pn_20180321_00222/

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